XXXI Premio Masi
29 Settembre 2012, Teatro Filarmonico di Verona - VIDEO

Il ruolo centrale della cultura nell’alimentare la rinascita in un periodo di crisi globale: è stato questo il fil rouge della XXXI edizione del Premio Masi, emerso  sia nell’affollata conferenza stampa presso le Possessioni Serego Alighieri in Valpolicella che nell’incontro con i Premiati al Teatro Filarmonico di Verona.

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Kuki Gallmann, scrittrice di origine veneta naturalizzata Keniota, premiata con il Grosso d’Oro Veneziano per il suo impegno nella salvaguardia dell’ecosistema africano, ha sottolineato il problema dell’istruzione in Kenya. “Là il problema numero uno è l’educazione: a scuola i bambini non imparano nulla su ciò che rende speciale il loro Paese. Un elefante non l’hanno mai visto. Come possono curarsi di un Paese che non conoscono?”. La sua Gallmann Memorial Foundation ospita i ragazzi africani e insegna loro a conoscere e rispettare la natura.
Stesso fil rouge culturale per i Premiati per la Civiltà Veneta. Il giovanissimo direttore d’orchestra Andrea Battistoni, premiato per il suo impegno nella promozione dell’educazione musicale in Italia come presupposto per una rinascita virtuosa del paese, ha affermato: “La musica? Deve scendere dal podio, togliersi il frac, andare tra la gente: il pubblico c’è. Bisogna portare i miei coetanei ai concerti”.
Di formazione ha parlato anche Giovanni Radossi, professore di italiano e inglese a Rovigno. Ha raccontato la lotta di una vita, come insegnante e come direttore del Centro Ricerche della Comunità Italiana di Rovigno,  per salvare la memoria della lingua e della cultura veneta e italiana in Istria, ceduta alla Jugoslavia dopo la sconfitta italiana nella seconda guerra mondiale.
Il rinnovamento politico è stato il tema affrontato dal giornalista e scrittore Gian Antonio Stella, che con i suoi scritti ha denunciato i vizi dei politici, auspicando ad una riforma della politica e dei partiti. “Serve passare dalla scuola anche per formare la nuova classe politica” ha affermato, sottolineando il ridotto numero di laureati che siedono nel nostro Parlamento.
L’Institute of Masters of Wine, l’autorevole istituzione londinese che forma i maggiori esperti internazionali di vino, rappresentato dalla sua Presidente Lynne Sherriff, ha ricevuto il Premio per la Civiltà del Vino proprio per l’attività di educazione svolta in tutto il mondo, contribuendo alla divulgazione dei valori del vino, espressione della cultura degli uomini e dei territori che lo producono. “Produrre vino è sempre più una responsabilità anche in termini culturali, ancor più ora che è diventato un prodotto globale – ha detto il vicepresidente della Fondazione Masi e presidente Masi Agricola, Sandro Boscaini. Fare vino oggi significa in primis aver rispetto di un insieme di valori, da quelli ambientali paesaggistici a quelli legati al sapere, al lavoro, alla storia e alla salute. In una parola, significa fare cultura”.
Quella stessa antica cultura del vino che è stata protagonista di un altro momento centrale del Premio: la tradizionale cerimonia della firma della botte nelle Cantine Masi, con cui i Premiati hanno “preso possesso”, firmandola, della botte di Amarone a loro riservata.

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